Da Bruxelles un parere motivato per il mancato invio del Piano nazionale di riqualificazione degli edifici. Due mesi per presentarlo, altrimenti si rischia il ricorso alla Corte UE
L’Italia non ha ancora presentato alla Commissione europea la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, prevista dalla Direttiva Case Green (Direttiva UE 2024/1275) e attesa entro il 31 dicembre 2025.
Per questo Bruxelles ha deciso di compiere un nuovo passo nella procedura di infrazione avviata a marzo, inviando all’Italia un parere motivato. Il nostro Paese ha ora due mesi per rispondere e trasmettere la bozza del Piano. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Il provvedimento riguarda, oltre all’Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia.
Piano di ristrutturazione degli edifici, l’Italia resta in ritardo
La procedura nei confronti dell’Italia era stata avviata dalla Commissione europea a marzo 2026, con l’invio di una lettera di costituzione in mora per il mancato rispetto della scadenza del 31 dicembre 2025.
Allora erano stati coinvolti 19 Stati membri. La Commissione aveva concesso due mesi per rispondere e presentare i documenti mancanti, avvertendo che, in assenza di una risposta soddisfacente, avrebbe potuto emettere un parere motivato.
Per l’Italia la situazione non è stata sanata e la procedura passa quindi alla fase successiva. Il parere motivato formalizza la richiesta della Commissione di conformarsi agli obblighi previsti dalla normativa europea.
Il termine di due mesi indicato nel parere motivato riguarda la risposta alla Commissione e la trasmissione della bozza del Piano, che avrebbe dovuto essere presentata entro il 31 dicembre 2025. La EPBD fissa invece al 31 dicembre 2026 la scadenza per l’invio del primo Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici definitivo.
Cosa deve contenere il Piano nazionale di ristrutturazione
Il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, o National Building Renovation Plan (NBRP), è uno degli strumenti centrali della Direttiva Case Green.
L’obiettivo è programmare la trasformazione del patrimonio edilizio residenziale e non residenziale, pubblico e privato, verso un parco immobiliare ad alta efficienza energetica e decarbonizzato entro il 2050, con la progressiva trasformazione degli edifici esistenti in edifici a emissioni zero.
La Direttiva prevede che il Piano contenga una ricognizione del patrimonio edilizio nazionale, articolata per tipologie di edifici, epoche di costruzione e zone climatiche, insieme all’analisi delle barriere di mercato, delle capacità dei settori dell’edilizia, dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e della presenza delle famiglie vulnerabili.
A questi elementi deve affiancarsi una tabella di marcia con obiettivi nazionali e indicatori misurabili, necessaria per verificare nel tempo l’avanzamento della riqualificazione energetica.
In sostanza, il Piano dovrà tradurre gli obiettivi europei in una programmazione nazionale capace di indicare quali edifici riqualificare, con quali prestazioni, attraverso quali politiche e con quali risorse.
Gli altri Paesi hanno già iniziato a programmare gli interventi
Il ritardo italiano emerge ancora più chiaramente dal confronto con gli Stati che hanno già trasmesso le proprie bozze.
A luglio, il Joint Research Centre della Commissione europea ha pubblicato una prima valutazione dei Piani nazionali di ristrutturazione, analizzando 16 documenti completi presentati da 15 Stati membri e dalla Regione Vallona del Belgio.
Dall’analisi emergevano obiettivi di riduzione dei consumi di energia primaria fino al 73% entro il 2050 e, in quasi metà dei Piani, riduzioni superiori al 90% delle emissioni operative degli edifici. I tassi annuali di ristrutturazione programmati oscillavano tra lo 0,7% e il 5,7% della superficie edilizia.
La Commissione aveva però individuato anche diverse lacune: dati incompleti sul patrimonio edilizio, risultati delle politiche non sempre quantificati, insufficiente definizione degli standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali e scarsa chiarezza sulle risorse necessarie.
Nei Piani che permettevano un confronto, le risorse pubbliche coprivano generalmente tra il 20% e il 30% dei costi di ristrutturazione, evidenziando la necessità di mobilitare anche investimenti privati.
Perché il Piano è decisivo per l’attuazione della Direttiva Case Green
Il Piano è lo strumento attraverso cui dovranno essere coordinate le politiche nazionali per la riqualificazione energetica del patrimonio costruito e rese prevedibili le traiettorie di investimento per proprietari, imprese e professionisti.
La Direttiva Case Green fissa, infatti, una serie di obiettivi che dovranno essere tradotti nelle politiche nazionali, dalla riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali agli standard minimi per il patrimonio non residenziale, fino alla diffusione degli edifici a emissioni zero.
Per il settore della progettazione, la definizione del Piano servirà quindi a comprendere ritmi e dimensioni della futura domanda di riqualificazione, ma anche gli strumenti finanziari e le misure che dovranno accompagnare gli interventi.
È proprio questa funzione di programmazione che la Commissione considera essenziale per assicurare stabilità e prevedibilità agli investimenti e orientare il patrimonio edilizio europeo verso gli obiettivi energetici e climatici al 2050.
Dal parere motivato al possibile ricorso alla Corte UE
Con il parere motivato, la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia entra dunque in una fase più avanzata.
Il Governo ha ora due mesi di tempo per rispondere alla Commissione e presentare la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con il deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Parallelamente resta la scadenza prevista dalla Direttiva per il 31 dicembre 2026, entro la quale gli Stati membri devono trasmettere alla Commissione il primo Piano nazionale definitivo.
Per l’Italia, quindi, i prossimi mesi dovranno colmare il ritardo accumulato nella definizione dello strumento che dovrà indicare concretamente come riqualificare il patrimonio edilizio nazionale e con quali politiche, investimenti e obiettivi misurabili accompagnarne la decarbonizzazione fino al 2050.