Prodotti da costruzione, a breve la formazione per i professionisti

22.06.2017

CSLLPP: ‘il decreto è un passo importante per la qualità e la sicurezza delle costruzioni’

Lo schema di Decreto sui prodotti da costruzione è un passo importante per la qualità e la sicurezza delle costruzioni e dei materiali con cui sono realizzate; di conseguenza presto sarà attiva la formazione per i professionisti e per tutti gli attori coinvolti nella filiera delle costruzioni.

A dichiararlo il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLLPP) che ha fortemente voluto l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento UE 305/2011 che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione.

Prodotti da costruzione: presto attiva la formazione

Lo schema di decreto si inserisce nell’alveo delle numerose iniziative adottate dal Consiglio Superiore finalizzate ad una sempre migliore garanzia della qualità e sicurezza delle opere e delle infrastrutture, sia pubbliche che private, della prevenzione del rischio sismico e della valutazione e messa in sicurezza del patrimonio costruito esistente.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha già avviato la predisposizione delle necessarie iniziative di informazione e formazione dei professionisti, degli operatori economici e delle imprese coinvolte, al fine di garantire la massima efficacia nel raggiungimento degli obiettivi proposti, volti al bene comune della sicurezza e qualità delle opere.

Materiali da costruzione: cosa prevede il decreto

Ricordiamo che lo schema di decreto sui prodotti da costruzione semplifica il quadro normativo esistente per l’immissione sul mercato dei prodotti da costruzione e migliora la trasparenza, l'efficacia e l’armonizzazione delle misure esistenti, con particolare riferimento alle medie, piccole e micro imprese.

Particolarmente significativa l’introduzione di un efficace sistema di sanzioni, controlli e vigilanza sul mercato: sono state introdotte nel quadro legislativo nazionale sanzioni amministrative e penali che, per i casi più gravi inerenti prodotti da costruzione ad uso strutturale o antincendio prevedono anche significative pene detentive, estese a tutti i soggetti coinvolti nella filiera.

Infatti, è stata introdotta la responsabilità dei progettisti che dovranno indicare nei loro progetti prodotti da costruzione conformi al Regolamento UE 305/2011; in caso di violazione, potranno essere puniti con un ammenda da 2.000 euro a 12.000 euro o con l’arresto nel caso in cui la “prescrizione non conforme riguardi prodotti e materiali destinati ad uso strutturale o ad uso antincendio”.

Infine, per garantire l’armonizzazione delle norme, il provvedimento istituisce il Comitato nazionale di coordinamento dei prodotti. Sarà prevista la costituzione di un Organismo nazionale per la valutazione tecnica europea (ITAB) che assicuri la piena integrazione delle funzioni connesse al rilascio della valutazione tecnica europea (ETA).

Tratto da Edilportale.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ricostruzione, la UE propone un contributo di 1,2 miliardi di euro per l’Italia

22.06.2017

Il Presidente Juncker: ‘sosterremo il restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia’

Mobilitare 1,2 miliardi di euro dal Fondo di solidarietà dell’UE a seguito dei terremoti che hanno colpito l’Italia centrale nel 2016 e nel 2017. È la proposta formulata dalla Commissione Europea che, se andasse a buon fine, stanzierebbe la somma più alta mai concessa in un’unica tranche.

“Non abbiamo dimenticato. Per la sua resilienza, il suo indomabile coraggio e la sua determinazione ad andare avanti, il popolo italiano merita tutta la nostra ammirazione” - ha detto Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea -. “Avevamo promesso di non lasciare l’Italia da sola ad affrontare questa tragedia e ora onoriamo tale impegno”.

“L’UE - ha aggiunto Juncker - sosterrà l’opera di ricostruzione nelle quattro regioni colpite e contribuirà a finanziare il restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia. Lavoreremo insieme al governo e alle autorità locali affinché le persone che vivono in queste regioni possano chiudere questo doloroso capitolo della loro storia e costruire un nuovo futuro”.

“Questa somma eccezionale proveniente dal Fondo di solidarietà dell’UE aiuterà l’Umbria, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo a sanare le ferite e a riprendersi completamente” - ha dichiarato Corina Cretu, Commissaria per la Politica regionale. “Nel corso della mia visita in Umbria a febbraio ho ribadito la solidarietà della Commissione europea nei confronti delle persone che hanno perso tutto a causa dei terremoti e la nostra disponibilità a sostenere il processo di ricostruzione. Dalle macerie sorgeranno nuove case e nuove scuole e l’attività economica riprenderà slancio. E l’UE sarà al fianco dell’Italia lungo tutto questo cammino”.

Il Fondo di solidarietà dell’UE sosterrà le operazioni di ricostruzione e la ripresa dell’attività economica nelle regioni colpite. Il denaro può essere impiegato anche per coprire i costi dei sevizi di emergenza, degli alloggi temporanei, delle operazioni di risanamento e delle misure di protezione del patrimonio culturale, in modo da alleviare l’onere economico già sostenuto dalle autorità italiane.

Una prima tranche di aiuti, per un valore di 30 milioni di euro, è già stata erogata nel dicembre 2016. L’importo proposto deve ora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

Tratto da Edilportale.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

Come cedere il credito legato all’ecobonus e al sismabonus

15.06.2017

I condòmini beneficiari della detrazione d’imposta per particolari interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni di edifici e per gli interventi che prevedono l’adozione di misure antisismiche di maggior rilievo, possono cedere un credito d’imposta corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021. Con i due provvedimenti pubblicati sul sito delle Entrate, l’Agenzia indica le modalità di cessione del credito d’imposta.

Con due separate risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate, saranno istituiti i codici tributo per la fruizione del credito acquisito da indicare nel modello F24. Per le ipotesi previste dal disegno di legge di conversione del Dl n. 50 del 2017, che amplia la possibilità per i soggetti no tax area di cedere il credito d’imposta corrispondente alla detrazione per gli interventi condominiali di riqualificazione energetica, saranno emanate ulteriori istruzioni.

Chi può cedere il credito - I condòmini, anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari delle detrazioni di imposta per gli interventi antisismici e di riqualificazione energetica, possono cedere il credito a favore dei fornitori di beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi e di altri soggetti privati quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti. Tali soggetti possono a loro volta cedere il credito ottenuto dai condòmini. È invece, esclusa la cessione del credito a favore di istituti di credito, intermediari finanziari e anche delle amministrazioni pubbliche. Il credito cedibile è quello che corrisponde alla detrazione teoricamente attribuita al condòmino, pari alla percentuale delle spese prevista per gli interventi agevolabili.

Come cedere il credito - Il condòmino che cede l’intero credito d’imposta, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, deve comunicare all’amministratore di condominio, entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, l’avvenuta cessione e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo. L’amministratore, entro il successivo 28 febbraio, comunica questi dati all’Agenzia delle Entrate con la procedura prevista per l’invio dei dati ai fini della dichiarazione precompilata. L’Agenzia, sulla base delle informazioni ricevute e dopo aver ricevuto l’assenso del cessionario, gli mette a disposizione nel “Cassetto fiscale” il credito d’imposta che gli è stato attribuito e che potrà utilizzare.

Utilizzo del credito d’imposta in compensazione - Il credito d’imposta può essere utilizzato con la stessa tempistica con cui il condòmino avrebbe fruito della detrazione e, quindi, deve essere ripartito in cinque quote annuali di pari importo, in caso di interventi di riduzione del rischio sismico e in dieci quote, per i lavori di riqualificazione energetica, con la possibilità di portare in avanti la quota non utilizzata. La prima quota è utilizzabile a partire dal 10 marzo dell’anno in cui l’amministratore di condominio comunica i dati all’Agenzia, limitatamente all’importo corrispondente alle spese sostenute dal condominio nell’anno precedente e riferibili al condòmino cedente.

Tratto da Guidaedilizia.it © RIPRODUZIONE RISERVATA

Revisione Ecobonus e fondo di garanzia per eco-prestito: strategia energetica nazionale

15.06.2017

Strategia energetica nazionale (SEN): aperta la consultazione pubblica sui siti di MISE e Ministero dell'Ambiente. Si prevede la revisione dell'Ecobonus e l'introduzione del Fondo di garanzia per l'eco-prestito per coprire il rischio di insolvenza del proprietario dell'immobile e garantire la portabilità dell’ecobonus verso gli istituti finanziari

Sui siti del Ministero dello Sviluppo economico (MISE) e Ministero dell'Ambiente è ufficialmente partita la consultazione pubblica sulla Strategia energetica nazionale (SEN): dal 12 giugno 2017 c'è tempo un mese per inviare commenti, segnalazioni e proposte che saranno valutate per la predisposizione del documento finale.

Oltre al Documento in consultazione, è disponibile il messaggio congiunto dei Ministri Calenda e Galletti, che di fatto fa da prefazione al documento stesso. Ecco le iniziative principali previste nel settore Efficienza Energetica:

Settore residenziale

La revisione del meccanismo delle detrazioni fiscali (ecobonus), con la quale si prevede di:

riorganizzare lo strumento in coerenza con i meccanismi di incentivazione per l'antisismica e la ristrutturazione edilizia;

introdurre massimali unitari di spesa per tipologia di intervento;

modulare la percentuale in detrazione in relazione al risparmio atteso dall'intervento;

stabilizzare il meccanismo delle detrazioni fiscali;

estendere la portabilità del titolo al fine di agevolare il coinvolgimento degli operatori e anche di istituti finanziari almeno per interventi radicali sull'edificio.

L'introduzione del Fondo di garanzia per eco-prestito:

il Fondo di garanzia coprirebbe il rischio di insolvenza del proprietario dell'immobile;

la portabilità dell’ecobonus verso istituti finanziari migliorerebbe ulteriormente l’efficacia.

Settore trasporti

Il rafforzamento delle misure di mobilità locale per ridurre il traffico urbano e supportare il cambio modale, in particolare

dare impulso ai Piani Urbani della Mobilità Sostenibile e a servizi di riequilibrio modale;

promuovere la smart mobility (car sharing, car pooling, smart parking e bike sharing);

promuovere la mobilità ciclo-pedonale;

disincentivare la circolazione delle autovetture private nei centri urbani;

promuovere il trasporto pubblico locale.

Alla luce della nota anzianità del parco veicolare privato italiano, valutare l'introduzione di strumenti di promozione del l miglioramento delle prestazioni energetico e ambientali del parco circolante.

Settore terziario

adeguamento dei sistemi di sostegno per promuovere la riqualificazione energetica degli edifici, in particolare del parco immobiliare pubblico;

promuovere a livello europeo la modifica delle regole di contabilizzazione EUROSTAT del debito pubblico, in caso di realizzazione di interventi presso la Pubblica Amministrazione con contratti di prestazione energetica (EPC)

Settore industriale

continuare il processo di potenziamento e semplificazione del meccanismo dei certificati bianchi;

promuovere l’efficienza energetica nelle PMI rinnovando le iniziative di cofinaziamento degli audit energetici e dei sistemi di gestione dell’energia

Nella seconda parte del documento, invece, ci si focalizza sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Nello specifico:

Rinnovabili elettriche

per i grandi impianti, l'introduzione di contratti a lungo termine, da attribuire mediante meccanismi di gara competitiva, utili a ridurre il rischio di mercato mentre, per i piccoli impianti, la promozione dell'autoconsumo;

per gli impianti eolici esistenti, il supporto al repowering tramite la semplificazione dell'iter autorizzativo con procedure ad-hoc;

in ambito bio-energie, considerando sia i benefici sull'economia circolare che gli impatti emissivi, il sostegno a nuovi investimenti limitatamente ad impianti di piccolissima taglia (i.e. fino a 70 kW), con un supporto per la prosecuzione dell’esercizio degli impianti a bio-energie esistenti, ma a condizioni più efficienti e meno costose. Per evitare distorsioni sulla filiera agricola e sui prezzi dei feedstock, nonché per privilegiare le filiere che presentano minori emissioni di gas serra prodotte durante il ciclo di vita, saranno incentivate solo le bio-energie da scarti, residui agricoli o urbani e da prodotti di secondo raccolto;

nell'idroelettrico, tenuti in debito conto vincoli ed effetti ambientali, lo sviluppo del potenziale del piccolo idro e soprattutto il consolidamento della produzione esistente dei grandi impianti; la revisione della normativa su meccanismi d'asta delle concessioni delle grandi derivazioni dovrà orientare ancora più la scelta verso progetti innovativi, in grado di rilanciare gli investimenti nel settore.

Rinnovabili Termiche

Le pompe di calore, dato il loro alto rendimento, avranno un ruolo centrale nel raggiungimento del target, mentre le biomasse, storicamente molto sviluppate in Italia, dovranno essere ridimensionate a causa del loro impatto negativo sui livelli emissivi (in particolare polveri sottili): il loro sviluppo sarà concentrato sui generatori a biomasse ad alta qualità ambientale. Sarà inoltre sviluppato il potenziale del teleriscaldamento secondo criteri di efficienza, in ambiti urbani e extra-urbani.

Tratto da Ingenio-web.it © RIPRODUZIONE RISERVATA

Danni agli edifici, impresa responsabile per 10 anni anche nelle ristrutturazioni

08.06.2017

Cassazione: la responsabilità non vale solo nei lavori di nuova costruzione, ma anche in quelli più leggeri

L’appaltatore è sempre responsabile per dieci anni dei difetti dell’opera, non solo in caso di nuova costruzione, ma anche nelle ristrutturazioni. È arrivata a questa conclusione la Corte di Cassazione, che con la sentenza 7756/2016 ha spiegato che l’articolo 1669 del Codice Civile si applica a tutti gli interventi che influiscono sul normale godimento dei beni.

Nel caso preso in esame dalla Corte di Cassazione, tutti i condòmini avevano fatto causa alla società venditrice e all’impresa che, su incarico della società, aveva effettuato gli interventi di ristrutturazione. Secondo i ricorrenti, dopo i lavori erano emersi dei danni, come la presenza di un quadro fessurativo sulle pareti interne ed esterne del fabbricato, che testimoniavano una condizione di degrado, e lo scollamento di quasi tutte le mattonelle del pavimento.

Impresa responsabile per dieci anni

In primo grado, i giudici avevano dato ragione ai condòmini sulla base dell’articolo 1669 del Codice Civile. L’articolo del Codice prevede che se l’opera, realizzata su edifici o altri immobili destinati alla lunga durata, rovina o causa difetti all’immobile, l’appaltatore, cioè l’impresa che ha realizzato i lavori, è responsabile nei confronti dei committenti. L’impresa risponde dei danni se questi si verificano entro dieci anni dalla fine dei lavori e se i committenti hanno denunciato i danni entro un anno dalla loro scoperta.

In appello, però, il giudice aveva affermato che l’articolo 1669 potesse essere applicato solo alle nuove costruzioni e non alle ristrutturazioni.

Responsabilità per dieci anni anche nelle ristrutturazioni

La situazione è stata ribaltata dalla Cassazione. I giudici hanno ribadito che l’impresa è responsabile non solo in caso di lavori ex novo, ma anche per le opere di ristrutturazione.

Come si legge nella sentenza, anche le opere più limitate, come le riparazioni, le ristrutturazioni e i restauri, possono rovinare o mettere in pericolo l’immobile.

I giudici hanno spiegato che per gravi difetti devono intendersi quelli riguardanti le parti essenziali degli immobili che garantiscono la stabilità e la conservazione. Tra questi rientrano i vizi della pavimentazione, delle scale, delle recinzioni, degli impianti e l’umidità.

L’impresa che aveva realizzato i lavori è stata quindi condannata al risarcimento e alla riparazione dei danni causati.

Tratto da Edilportale.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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